Sondaggi farlocchi: vince chi ha liste forti

Sondaggi farlocchi: vince chi ha liste forti

Set 22, 2017

Editoriale del direttore Sebastiano Roccaro

 

In questi giorni ne abbiamo sentite di tutti i colori.

I vari sondaggi che hanno caratterizzato la pre-campagna elettorale, il gossip politico che ha scatenato, tra gli addetti ai lavori, la corsa al piazzamento nelle liste che, secondo gli stessi candidati, potrebbero portarli al successo, conterebbe poco.

L’attuale legge elettorale regionale non fa riferimento alla conta dei voti del candidato presidente, quanto, invece, ai voti di lista: la differenza sta tutta lì.

Per farci capire meglio dai nostri lettori, vi facciamo un semplice esempio:
Se la lista A prende 100 voti e la stessa lista sostiene il candidato presidente B, i 100 voti della lista A andranno al candidato B. Se la lista A è debole e non prende 100 voti ma ne prende 10, il candidato B acquisirà solo 10 voti.

Chiaro ed evidente che l’attuale sistema elettorale premia le liste, non il candidato presidente, che potrà essere un perfetto sconosciuto o addirittura un apartitico, un apolitico, un “a…tutto”.

Ma ciò che conta è la forza espressa dalla singola lista della coalizione.
A conti fatti, la scommessa elettorale di tutti i candidati pone un chiaro enigma: qual è la coalizione più forte? E soprattutto, riusciranno i 9 candidati a formare liste che supereranno lo sbarramento del 5%?

Se dovessimo dar conto ai sondaggi sarebbero solo 5 le liste a superare l’agognata percentuale. Ma se invece rimaniamo con i piedi per terra, senza tenere conto dei fantomatici sondaggi, i giochi sono ancora tutti da fare. Non ci sono candidati presidenti di serie A o serie B. La corsa a Palazzo d’Orleans inizierà il 10 ottobre, quando saranno presentate le liste: lì conosceremo i candidati di ogni singola provincia e soprattutto sapremo la forza espressa di ogni coalizione.